

La domanda arriva quasi sempre nella stessa forma: sulla parete della sala da pranzo manca qualcosa, e quello che andrà lì non deve essere né decorazione in serie né posa da galleria. Un Arcimboldo è fatto proprio per quel punto, e il motivo è più ordinario di quanto si creda.
Il soggetto è il cibo stesso
Una testa composita di Arcimboldo è fatta di frutta, verdura, grano, radici e pesci. Non c’è soggetto che in cucina abbia bisogno di meno spiegazioni. Ciò che sta alla parete risponde a ciò che sta in tavola, senza dolcezza da natura morta, perché qui i frutti non riempiono una ciotola: costruiscono un volto.
In un ristorante o in un’enoteca lo stesso soggetto funziona come avvio di conversazione. L’ospite vede prima un ritratto, poi scopre la pera che fa da guancia, e l’attesa ha un contenuto.
Altezza e misura sopra il tavolo o il piano
Tre regole pratiche che reggono:
- Parete libera: il centro dell’opera a circa 150 cm da terra, l’altezza degli occhi in piedi.
- Sopra un tavolo da pranzo o una credenza: non calcolate dall’altezza degli occhi ma dal mobile. Lasciate da 25 a 30 cm fra il piano del mobile e il bordo inferiore della cornice. Con un tavolo a 75 cm, il bordo inferiore cade intorno ai 105 cm.
- Sopra un piano di lavoro (di solito 90 cm) lasciate piuttosto 40 cm, così la cornice resta fuori dalla zona operativa.
Sulla larghezza: l’opera – o il gruppo – larga circa due terzi del mobile sottostante. Una credenza da 180 cm regge quindi bene circa 120 cm di pittura, in un pezzo solo o in fila.
Vicino e lontano, nella stessa stanza
La sala da pranzo è il raro luogo in cui entrambe le letture capitano ogni giorno. Chi entra sta a tre o quattro metri e vede un volto di profilo. Chi siede è a un metro e mezzo e vede cipolle, spighe, una coda di pesce che fa da mento. La stessa opera dà due cose diverse a seconda che siate appena entrati o già seduti.
Per questo qui conviene un formato che regga da vicino. Un pezzo molto piccolo perde la minuzia che è tutto il fascino.
Dipinto a mano o a macchina, a un metro e mezzo
A tre metri la differenza quasi non si vede. A un metro e mezzo, cioè seduti a tavola, si vede subito. Una riproduzione dipinta a mano porta colore che ha struttura; la luce di una lampada bassa si impiglia nel segno del pennello e si sposta con lo sguardo. Un foglio riprodotto a macchina resta piatto nello stesso punto, perché lì non c’è nulla su cui la luce possa fermarsi.
Proprio al tavolo da pranzo quella distanza è la normale. È il luogo in cui la differenza smette di essere teorica, ed è la ragione per scegliere un quadro su tela dipinto a mano in una stanza dove ci si siede vicino.
Quale opera per quale stanza
Le Quattro Stagioni sono costruite con il vegetale e stanno dove si mangia. I Quattro Elementi – animali, uccelli, pesci – reggono una stanza più tranquilla: corridoio, studio, vano scala. Il Bibliotecario, costruito con i libri, sta nello studio o davanti a una parete di scaffali.
Come quadro per la sala da pranzo una fila di quattro tavole funziona in modo particolarmente coerente; come disporre e calcolare quattro tele di uguale misura è spiegato nell’articolo sulle Quattro Stagioni come gruppo a parete. Tutte le opere del pittore si trovano nella galleria di Giuseppe Arcimboldo.
