Descrizione
Covoni (fine del giorno, autunno) è una riproduzione dipinta a mano della tela di Monet conservata all’Art Institute of Chicago: su un campo autunnale alla fine del giorno stanno due covoni di grano, uno più piccolo e arrotondato a sinistra e uno grande e conico a destra del centro, la cui punta sale oltre la linea delle colline in una fascia rosa del cielo. L’originale misura 101 x 65,8 cm, è olio su tela e porta il numero di inventario 1933.444. Il museo lo data con l’intervallo 1890–91, e la firma in basso a sinistra si legge »Claude Monet 91«. Lo dipingiamo in otto misure o sulla vostra, con una fotografia dell’opera finita da approvare prima della spedizione.
| Titolo: | Covoni (fine del giorno, autunno) |
| Altri titoli: | Stacks of Wheat (End of Day, Autumn) (il nome nella scheda del museo); Deux meules, déclin du jour, automne (il titolo francese in Wikidata); nel catalogo Wildenstein l’opera ha il numero 1270 |
| Pittore: | Claude Monet (1840–1926) |
| Anno: | 1890–91 secondo la scheda del museo, che indica un intervallo e non un solo anno; la firma in basso a sinistra si legge »Claude Monet 91« |
| Misura originale: | 101 cm x 65,8 cm |
| Tecnica originale: | Olio su tela |
| Stile: | Impressionismo |
| Si trova a: | Art Institute of Chicago (inv. 1933.444) |
| La nostra riproduzione: | Olio su tela dipinto a mano, otto misure o su misura |
Covoni (fine del giorno, autunno) – Claude Monet
Che cosa c’è sulla tela?
Un campo alla fine di una giornata d’autunno, visto quasi all’altezza del suolo. A destra del centro sta un grande covone dal tetto conico; la punta è più scura, quasi verde oliva, i fianchi sono bruno aranciati, la parte bassa rosa, come se l’avesse presa l’ultima luce. Proprio accanto al suo piede sinistro giace un basso cumulo arancione. A sinistra, più vicino al bordo, sta un covone più piccolo, più arrotondato che appuntito, con una fascia orizzontale più scura attorno alla parte inferiore.
Quando è nata: nel 1890 o nel 1891?
Il museo non sceglie un anno. Nella sua scheda sta l’intervallo 1890–91, con inizio nel 1890 e fine nel 1891, e il museo lo spiega da sé: per tutti e due gli anni il pittore lavorò alla serie dei covoni sia nel campo, a più cavalletti insieme, sia in studio, dove affinava i rapporti di colore. La tela è dunque nata nel tempo e non in un pomeriggio.
Wikidata indica per la stessa opera un 1890 netto, con precisione all’anno, ed era proprio questo l’anno che il nostro testo precedente dava senza riserve. Era più di quanto affermi l’istituzione che conserva l’opera; perciò questa pagina riporta l’intervallo e la scheda leggibile dalle macchine del prodotto resta senza anno. Meglio nessun dato che uno che nessuno afferma.
Lo stesso museo data con lo stesso intervallo anche la tela Campo di papaveri (Giverny), che vendiamo anch’essa.
Che cosa dice la scheda del museo sull’opera?
L’opera è conservata all’Art Institute of Chicago con il numero di inventario 1933.444; le misure sono date nell’ordine altezza e larghezza, 65,8 x 101 cm, con cornice 90,9 x 125,5 cm. La dicitura è Mr. and Mrs. Lewis Larned Coburn Memorial Collection, la tela è nella sala 243 e nel catalogo ragionato di Daniel Wildenstein del 1979 porta il numero 1270.
Wikidata indica per questa tela 65,3 x 100,4 cm, e così diceva anche il nostro testo precedente. Lo stesso museo registra esattamente questa misura, al millimetro, per un’altra tela della serie che vendiamo anch’essa: Covoni (tramonto, effetto neve), inventario 1922.431. Da dove venga la coincidenza non lo indoviniamo; vale la misura dell’istituzione.
Per quali mani è passata la tela?
Il museo pubblica l’intera catena dei proprietari con prezzi e fonti, perciò la riportiamo come la riporta lui. Il pittore vendette la tela il 2 luglio 1891 a Durand-Ruel a Parigi per 3.200 franchi. Secondo l’archivio Durand-Ruel, la sede di New York la vendette lo stesso giorno a Potter Palmer di Chicago per 1.200 dollari o 6.000 franchi; lo stesso archivio annota che nei suoi registri, su questa vendita, c’è una discrepanza che non sa spiegare.
Nel magazzino newyorkese di Durand-Ruel la tela era di nuovo al più tardi il 7 marzo 1892, quando Potter Palmer la comprò per 1.500 dollari; la casa la riebbe entro il 19 aprile dello stesso anno e quel giorno la vendette a William Van Horne di Montreal per 1.250 dollari. Al più tardi il 22 novembre 1892 era di nuovo da Durand-Ruel a New York, e quel giorno Potter Palmer la comprò per 1.200 dollari.
Entro il 1932 la possedeva Howard Young di New York, entro lo stesso anno anche Annie Swan Coburn di Chicago, morta nel 1932, che la lasciò in eredità al museo; vi si trova dal 1933. Come la tela tornasse ogni volta in magazzino la scheda non lo dice, e noi non lo aggiungiamo.
Fine dell’estate o autunno?
I registri di Durand-Ruel non usano il titolo del museo: Parigi iscrisse la tela nel 1891 con il numero 1063 come Meules, fin de l’été, covoni alla fine dell’estate, e New York la tenne con lo stesso nome nel 1892. Quel nome oggi lo portano due altre tele: Stacks of Wheat (End of Summer), 1985.1103, all’Art Institute of Chicago, 100,5 x 60 cm, e Meules, fin de l’été, RF 1975 3, datata 1891, al Musée d’Orsay, 100,8 x 60,5 cm. Entrambe sono più basse della nostra; guardate il numero di inventario 1933.444, non il titolo.
Perché quest’opera conta?
Per la punta del covone grande. Il museo scrive che in questa e in quasi tutte le vedute autunnali le cime coniche rompono l’orizzonte, mentre nella maggior parte delle vedute invernali, il nucleo della serie, i covoni sembrano avvolti in fasce di colline e campi. Il lato invernale lo mostrano la tela Covone (effetto neve) e la già citata tela Covoni (tramonto, effetto neve).
Dopo i covoni vennero, secondo la scheda del museo, le serie dei pioppi, della facciata della cattedrale di Rouen e più tardi del giardino del pittore a Giverny. Delle prime due vendiamo le tele Pioppi e La cattedrale di Rouen, il portale e la torre Saint-Romain. Un dipinto impressionista di questo tipo non è la veduta di un luogo, ma una fra più decisioni sullo stesso oggetto, a un’altra ora e con un altro tempo.
Come nasce la nostra versione dipinta a mano?
Ogni ordine è dipinto singolarmente da un artista, a olio su tela di cotone o di lino. Ogni quadro su tela esce da noi così, senza stampa e senza passaggi a macchina. Questo quadro artistico è impegnativo nei passaggi: il cielo va dal verdastro al giallo al rosa aranciato, e se queste fasce si fondono in una sfumatura uniforme la tela perde l’ora del giorno da cui prende il nome.
La seconda prova sono i covoni. Il lato in ombra deve restare fatto di tocchi rosa e lilla, non di bruno o di grigio, altrimenti il covone diventa pesante e si stacca dal campo. Una riproduzione di questo genere dipende dal fatto che i covoni restino parte del campo. Un dipinto a olio così non regge una vernice lucida, perciò il nostro resta opaco. Una copia dipinta a mano non è un facsimile: due tele della stessa misura differiscono sempre nel tocco.
Quale misura per quale parete?
Ci sono otto misure, da 70 x 45 a 200 x 130 cm. Per grandezza la più vicina è 100 x 65 cm, un centimetro più stretta e 0,8 cm più bassa; per rapporto 92 x 60 cm, a 1,5333 contro 1,5350 dell’originale, subito seguita da 100 x 65 e 200 x 130 a 1,5385.
Chi vuole quasi la grandezza dell’originale prende 100 x 65; per una parete grande 200 x 130 è allungata allo stesso modo. I toni caldi del cielo e del campo reggono bene la sera alla luce artificiale, per questo è un buon quadro per la sala da pranzo. Tutte le misure sono indicate accanto al prodotto nella nostra galleria Claude Monet.
Misura su ordinazione, telaio e cornice
Per una misura che non è in elenco, i quadri su ordinazione sono l’unica via; scriveteci larghezza e altezza e il rapporto dell’originale lo manteniamo noi. La tela viene tesa su un telaio di legno. La cornice non è compresa nel prezzo; quella del museo misura 125,5 x 90,9 cm.
Consegna e garanzia
La lavorazione richiede due o tre settimane, qualche giorno in più nelle misure maggiori. L’opera arriva tesa sul telaio in una scatola rigida oppure arrotolata in un tubo, con tracciamento. Se arriva danneggiata o differisce in modo visibile dalla fotografia approvata, la sostituiamo o rimborsiamo. Piccole differenze nel tocco sono attese nel lavoro a mano; un danno no.
Domande frequenti
Dov’è l’originale?
A Chicago, all’Art Institute of Chicago, con il numero di inventario 1933.444, esposto nella sala 243.
Di che anno è?
Il museo indica l’intervallo 1890–91 e la firma »91«. Un anno solo non lo affermiamo, perché non lo afferma nemmeno il museo.
Che cosa raffigura?
Due covoni di grano in un campo alla fine di una giornata d’autunno, il più piccolo a sinistra e il grande a destra, dietro una fascia di alberi e colline.
Deux meules, déclin du jour, automne è la stessa opera?
Sì. È il titolo francese della stessa tela in Wikidata.
È una stampa?
No. Da noi nasce sempre a mano, a olio su tela; non vendiamo opere stampate.
Quale misura scegliere?
100 x 65 cm se volete quasi la grandezza dell’originale, e 92 x 60 cm se vi importa soprattutto il rapporto.
Posso avere una misura che non è in elenco?
Sì. Un’opera sulla vostra misura mantiene il rapporto dell’originale a qualsiasi larghezza.
Come arriva l’opera?
Tesa sul telaio in una scatola rigida oppure arrotolata in un tubo, con tracciamento.
Di che cosa parla, in una frase?
Di un covone di grano che a un’altra ora e in un’altra stagione diventa un altro oggetto.
L’originale è in vendita e quanto vale?
Non è in vendita: fa parte di una collezione museale. Non stimiamo un valore; i prezzi del 1891 e del 1892 sono dati del museo su vendite passate.
È adatta come regalo?
Sì, e se non siete sicuri della misura c’è un buono regalo con cui sceglie chi lo riceve.
- Soggetto. Due covoni di grano in un campo alla fine di una giornata d’autunno; la punta del covone grande supera la linea delle colline ed entra nel cielo rosa.
- Originale. Olio su tela, 101 x 65,8 cm, 1890–91; firma in basso a sinistra »Claude Monet 91«; Art Institute of Chicago, inv. 1933.444.
- Il nostro. Otto misure; 100 x 65 cm è la più vicina per grandezza, 92 x 60 cm per rapporto.
- Da sapere. Nel 1891 Durand-Ruel registrò la tela come Meules, fin de l’été, un nome che oggi portano due altre tele.









































