Egon Schiele – Coppia accovacciata (La famiglia)

da 167,00 

Tutti i quadri possono essere dipinti nella dimensione desiderata. Su ordinazione, dipingiamo anche quadri che non sono nella nostra offerta. Contattaci: info@svetslik.si

COD: 252_17-1-1 Categoria:

Descrizione

Coppia accovacciata (La famiglia) è una delle ultime grandi tele a olio di Egon Schiele, dipinta nel 1918, in cui un uomo e una donna, entrambi nudi, sono accovacciati in una stanza buia e un bambino sbircia da tra le gambe della donna. L’originale è esposto al Belvedere Superiore di Vienna con il numero di inventario 4277. Da noi nasce come opera a olio dipinta a mano su lino, in quindici misure oppure su misura, e prima della spedizione le inviamo una fotografia dell’opera finita per l’approvazione.

Titolo:Coppia accovacciata (La famiglia)
Altri titoli:Kauerndes Menschenpaar · Die Familie · Squatting Couple
Pittore:Egon Schiele (1890–1918)
Anno:1918; la scheda museale indica l’opera come non firmata
Dimensioni originali:150 cm x 160,8 cm
Tecnica originale:Olio su tela
Stile:Espressionismo
Si trova:Belvedere, Vienna (inv. n. 4277), esposta al Belvedere Superiore
La nostra riproduzione:olio dipinto a mano su lino, 15 misure da 50 x 55 cm a 200 x 210 cm oppure su misura

Coppia accovacciata (La famiglia) – Egon Schiele

Che cosa mostra l’opera?

La scheda del Belvedere è qui molto precisa e noi la riportiamo senza aggiungervi nulla: un uomo e una donna, entrambi nudi, sono accovacciati in una stanza buia, e un bambino sbircia da tra le gambe della donna. L’uomo è collocato in modo protettivo dietro a entrambi, con occhi vigili, e i suoi tratti sono quelli di Schiele. Il suo corpo ossuto contrasta con le curve morbide della donna, che guarda in basso, assorta. Nonostante la vicinanza fisica i due corpi appaiono isolati. Questo è tutto il contenuto della scena: nessun racconto, nessuno spazio collocabile, soltanto tre persone e il buio attorno a loro.

Chi è l’uomo raffigurato?

La scheda museale dice che l’uomo dallo sguardo vigile mostra i tratti di Schiele. È quindi un autoritratto dentro la scena, non il ritratto di un modello. Chi siano la donna e il bambino la scheda non lo dice, e noi non lo ipotizziamo. Conta ciò che ne deriva: il pittore si è dipinto in un ruolo che non arrivò mai a vivere, ed è l’unica cosa registrata sulla sua intenzione.

Da dove viene il titolo «La famiglia»?

Non è di Schiele. La scheda museale indica che il titolo La famiglia per Coppia accovacciata fu usato per la prima volta dalla critica d’arte Berta Zuckerkandl, dopo la morte del pittore. La ragione sta in ciò che accadde nell’autunno del 1918: la moglie di Schiele, Edith, morì di influenza spagnola il 28 ottobre, al sesto mese di gravidanza, e Schiele tre giorni dopo. La famiglia che il titolo nomina non è mai esistita. Il titolo è una lettura postuma e va letto così.

Perché quest’opera è importante?

Perché è tarda e perché è di queste dimensioni. La tela misura 150 x 160,8 cm ed è fra le più grandi che Schiele abbia dipinto; nasce nell’anno che non sopravvisse. L’elenco delle mostre nella scheda museale racconta come l’opera sia stata letta nel tempo: il Belvedere la espose fra le nuove acquisizioni nel 1951 e nel 1959, nella rassegna della pittura austriaca dell’Ottocento e del Novecento nel 1954, nella grande mostra dedicata a Schiele nel 1968 e nel 1990 in una mostra sull’autoritratto, il che conferma la lettura del volto maschile come volto del pittore. Come dipinto espressionista è eccezionale perché non è più provocazione: qui Schiele non scandalizza, registra.

Che cosa significa l’opera?

La scheda museale offre una sola lettura e ci fermiamo lì: nonostante la vicinanza fisica i corpi appaiono isolati. È una descrizione, non un simbolo. Si può aggiungere ciò che vede chiunque guardi: nessuna delle tre figure guarda nella stessa direzione. L’uomo guarda dritto fuori, la donna in basso, il bambino di lato. Tre persone in un unico fascio di corpi, tre sguardi divergenti. Se Schiele intendesse dire qualcosa sulla famiglia o se sia una conseguenza di come costruì la composizione non è scritto da nessuna parte, e non lo deduciamo.

Com’è la tela e com’è il colore?

Si tratta di una tela quasi quadrata: la scheda museale indica 150 x 160,8 cm, cioè un rapporto che si discosta dal quadrato per meno del dieci per cento. Il buio attorno alle figure non è nero ma costruito con stesure rosso scuro, brune e verde-blu che si distinguono a fatica l’una dall’altra, così che le figure risaltano dal fondo più di quanto le illuminerebbe una luce presente nella scena. I corpi sono dipinti in piccole campiture di giallo, rosa e verde accostate anziché mescolate, ed è per questo che la pelle appare insieme viva e malata. La scheda indica inoltre che l’opera non è firmata.

Da dove viene e dove si trova oggi?

Oggi l’opera è al Belvedere di Vienna con il numero di inventario 4277 e, secondo la scheda museale, è esposta al Belvedere Superiore. Il suo percorso fin lì è breve e ben documentato; è riportato qui sotto, nella sezione sulla provenienza, e lo trasmettiamo invariato, perché è un registro di proprietari e non una descrizione che ci sia consentito riformulare.

Provenienza

Dal 1918 il dipinto appartenne a Hans Böhler (Vienna e New York); il Belvedere lo acquistò da lui nel 1948.

Dove si colloca La famiglia nell’opera di Schiele?

Alla fine di tutto. L’anno prima nasce L’abbraccio, dove i corpi sono ancora fusi e il volto non c’è; qui i corpi stanno insieme, i volti si vedono entrambi e guardano altrove. Dallo stesso ultimo anno vengono Quattro alberi, dove la stessa quiete è portata nel paesaggio. Quanta strada Schiele avesse fatto lo mostra il confronto con il Ritratto di Herbert Reiner del 1910 e con il Ritratto di Wally Neuzil del 1912. La selezione completa è nella galleria Egon Schiele e sulla sua vita si legge di più nel nostro articolo su Egon Schiele. Schiele fu un contemporaneo più giovane di Gustav Klimt e la Secessione viennese fu l’ambiente da cui uscì; l’espressionismo viennese è la corrente che contribuì a definire, e l’arte austriaca di quegli anni si legge ancora attraverso questi due nomi.

Come nasce la nostra versione dipinta a mano?

Ogni tela è dipinta a olio da un pittore, pennellata dopo pennellata. Non è una stampa meccanica ma una copia dipinta a mano realizzata appositamente per il suo ordine. La fotografia qui sopra mostra una nostra esecuzione di quest’opera: incorniciata in una cornice dorata e posata su un cavalletto di legno in laboratorio, fra altre tele in lavorazione. In questo soggetto la parte più difficile è la pelle: le stesure devono restare distinte e non scivolare in un colore unico, altrimenti si perde proprio ciò per cui l’opera è riconoscibile. Quando il lavoro è finito lo fotografiamo e le mandiamo lo scatto per l’approvazione; solo dopo parte la spedizione. Come riproduzione su tela arriva tesa su telaio di legno e pronta da appendere.

Quale misura per quale parete?

Risposta breve: sopra un divano scelga 130 x 140 cm o più; per una parete piccola bastano 70 x 75 cm. Poiché il soggetto è quasi quadrato si comporta diversamente da uno orizzontale: non chiede un mobile lungo sotto di sé ma parete tranquilla attorno, quindi funziona bene anche da solo su una parete stretta o in un corridoio. In camera, sopra il letto, la scelta abituale è 120 x 130 cm. Il nostro formato più grande è 200 x 210 cm ed è pensato per ambienti alti o aperti; il più piccolo è 50 x 55 cm. Un quadro artistico di quelle dimensioni ha bisogno di distanza: una tela scura con tre figure si guarda da qualche metro, non da due passi.

Come ordinare una misura su misura, il telaio e la cornice?

Se nessuna delle quindici misure si adatta alla sua parete, dipingiamo l’opera nella misura che ci indica. La tela arriva tesa su telaio di legno; la nostra applicazione 3D serve solo a scegliere la cornice, non a mostrare l’opera sulla sua parete. La cornice si sceglie a parte e non fa necessariamente parte dell’ordine.

Come avviene la consegna e che cosa garantiamo?

Dipingiamo su ordinazione e consegniamo in Italia e in altri quindici paesi dell’Unione Europea. Prima della spedizione le inviamo una fotografia dell’opera finita per l’approvazione; se il risultato non la soddisfa, lo correggiamo o lo dipingiamo di nuovo. Poiché ogni opera nasce singolarmente, i tempi di realizzazione variano con la misura e con il carico attuale dell’atelier.

Domande frequenti

Dove si trova l’originale?

Al Belvedere di Vienna, numero di inventario 4277; secondo la scheda museale è esposto al Belvedere Superiore.

L’opera è firmata?

No. La scheda museale indica quest’opera come non firmata.

L’uomo raffigurato è Schiele?

Secondo la scheda museale l’uomo dallo sguardo vigile mostra i tratti di Schiele.

È una stampa?

No. Ogni tela è dipinta a mano a olio da un pittore.

Chi diede all’opera il titolo «La famiglia»?

La critica Berta Zuckerkandl, dopo la morte di Schiele. Il titolo del pittore era Coppia accovacciata.

Quanto misura la tela originale?

150 x 160,8 cm, quindi quasi quadrata.

Posso avere una misura non in elenco?

Sì, dipingiamo l’opera in qualsiasi misura lei indichi.

Come arriva?

Tesa su telaio di legno e imballata con protezione; la cornice è facoltativa.

Di che cosa parla l’opera, in una frase?

Del fatto che tre persone possono stare in un unico fascio di corpi ed essere comunque ciascuna sola.

L’originale è in vendita?

Non è in vendita; appartiene alla collezione pubblica del Belvedere e non è sul mercato.

Va bene come regalo?

Sì, anche se il soggetto è impegnativo; se non è sicuro della misura esiste un buono regalo.

  • Soggetto: un uomo e una donna nudi accovacciati nel buio, un bambino fra le gambe della donna.
  • Originale: 1918, olio su tela, 150 x 160,8 cm, non firmato, Belvedere Vienna, inv. n. 4277.
  • La nostra: dipinta a mano a olio, 15 misure oppure su misura, fotografia inviata prima della spedizione.
  • Da sapere: il titolo La famiglia fu dato all’opera dopo la morte del pittore da Berta Zuckerkandl.

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Ogni quadro è dipinto da un artista con il pennello su tela – mai una stampa.

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