Egon Schiele – Cardinale e suora (Carezza)

da 136,00 €

Tutti i quadri possono essere dipinti nella dimensione desiderata. Su ordinazione, dipingiamo anche quadri che non sono nella nostra offerta. Contattaci: info@svetslik.si

COD: 252_17-1 Categoria:

Descrizione

Cardinale e suora (Carezza) è un’opera di Egon Schiele del 1912: un cardinale in rosso e una suora in abito nero, inginocchiati in un abbraccio su un fondo quasi nero. L’originale è conservato al Leopold Museum di Vienna con il numero d’inventario 455; misura 70 x 80,5 cm ed è in formato orizzontale. Noi lo dipingiamo a mano, con colori a olio, in quindici misure o su misura vostra, e prima della spedizione vi inviamo una fotografia del lavoro finito da approvare.

Titolo:Cardinale e suora (Carezza)
Altri titoli:Caress · Liebkosung · Kardinal und Nonne
Pittore:Egon Schiele (1890–1918)
Anno:1912, firmato e datato in basso a destra «EGON SCHIELE 1912»
Dimensioni originali:70 cm x 80,5 cm (il museo non indica gli assi; formato orizzontale)
Tecnica originale:Olio su tela
Stile:Espressionismo
Si trova:Leopold Museum, Vienna (inv. n. 455)
La nostra riproduzione:olio su tela dipinto a mano, 15 misure da 45 x 38 cm a 180 x 160 cm oppure una misura su richiesta

Cardinale e suora (Carezza) – Egon Schiele

Chi è raffigurato nel dipinto?

Un cardinale e una suora. Li dipinse nel 1912 l’artista austriaco Egon Schiele (1890–1918), e in vita di Schiele il lavoro portò il titolo Carezza (Liebkosung): secondo la scheda del museo fu presentato e pubblicato con quel titolo, ma non venduto. Cardinale e suora è il nome con cui è ampiamente noto, e il museo nella scheda riporta entrambi, come Caress (Cardinal and Nun). Le due figure sono tipi, non ritratti: la scheda non nomina modelli, e nemmeno noi.

Che cosa c’è sulla tela?

Due figure sono inginocchiate l’una accanto all’altra su un fondo quasi nero. A sinistra c’è il cardinale, con zucchetto rosso e veste rossa; si china verso la suora e la sua testa tocca quella di lei. La suora, a destra, indossa un abito nero con una cuffia bianca che le incornicia il volto. Ha gli occhi spalancati e guarda dritto fuori dal quadro, come se avesse appena voltato la testa verso chi li osserva. Sulla guancia e sul collo di lei posa una mano, e fra i due corpi, contro il petto del cardinale, due palmi sono accostati come in preghiera. In basso la veste rossa si allarga in un’ampia superficie scarlatta che occupa gran parte della metà inferiore; ne escono piedi nudi e polpacci, pallidi e contornati da sottili tratti rosso arancio: a sinistra un paio di gambe piegate, in basso a destra le piante di due piedi. Dietro la coppia sale una superficie verde scuro, di un verde più chiaro in alto a sinistra e lungo il margine inferiore sinistro. Insieme le due figure formano un alto triangolo che si restringe verso le teste. Nell’angolo in basso a destra firma e data stanno su tre brevi righe in maiuscole: EGON / SCHIELE / 1912.

Perché questo dipinto è importante?

Per tre ragioni, tutte sostenute dalla scheda stessa del museo. La prima è il titolo: il lavoro è ampiamente noto come Cardinale e suora, ma il suo titolo effettivo è Carezza, e con questo fu presentato e pubblicato in vita di Schiele, senza però essere venduto. La seconda è il confronto con Klimt: secondo l’interpretazione del museo la Carezza di Schiele appare come la sorella oscura del Bacio (Gli amanti) di Gustav Klimt (1862–1918), del 1907/08. La terza è il percorso del dipinto: dopo il 1939 passò per le mani del mercante Friedrich Welz, nel 1945 la potenza occupante statunitense lo mise al sicuro e nel 1948 fu restituito; il museo pubblica l’intera catena, che riportiamo più sotto. I rimandi della scheda ai cataloghi ragionati vanno dal libro di Otto Nirenstein del 1930 (n. 107) al catalogo di Tobias Natter del 2017 (n. 116).

Che cosa significa il dipinto?

Secondo l’interpretazione del museo parla di desiderio e di divieto. Il testo del museo (firmato VG, 2021) definisce la raffigurazione un faro: un cardinale vestito di rosso accarezza una suora in abito scuro che, colta sul fatto o turbata, si volge verso chi guarda. Le mani giunte in preghiera diventano tenaglie, il rosso cardinalizio sta per il desiderio ardente, mentre i polpacci nudi simboleggiano il peccato carnale. Quattro anni prima Klimt aveva dipinto un’ode all’amore; laddove il suo abisso è stilizzato, Schiele, secondo la scheda, offre uno sguardo sugli abissi del desiderio umano, soprattutto sulla libido, che divieti e convenzioni non possono frenare. Mettendo a nudo la natura libidica dell’uomo, Schiele presenta il suo simbolismo di tormento interiore, di fratture e polarità, segnato da Eros e Thanatos, il principio di piacere e la pulsione di morte. È la lettura dell’istituzione che conserva il lavoro, e la riportiamo come sua.

Da dove viene l’opera e perché fu restituita?

Il Leopold Museum pubblica una propria ricostruzione dei passaggi di proprietà, passo per passo. Il primo proprietario che indica è il dott. Heinrich Rieger a Vienna, dal 1918 al 1939. Dal 1939 al 1945 il dipinto fu presso Friedrich Welz, a Vienna e a Salisburgo. Nel settembre 1945 la potenza occupante statunitense lo mise al sicuro a Salisburgo; nel dicembre 1947 lo prese in custodia l’Ufficio federale per la tutela dei monumenti di Salisburgo, nel suo deposito nella Residenza di Salisburgo; nel maggio 1948 fu restituito al dott. Robert Rieger e a Tanna Berger. Per quel passaggio la scheda rimanda a una sentenza parziale del Tribunale regionale di Salisburgo del 31 maggio 1948 nel fascicolo di restituzione RK 108/48. Dal 1950 al 1957 appartenne alla Österreichische Galerie Belvedere di Vienna; la scheda cita un accordo di vendita del 27 dicembre 1950 fra il dott. Christian Broda, procuratore del dott. Robert Rieger e di Tanna Berger, e la galleria. Dal 1957 al 1994 fu del dott. Rudolf Leopold, e dal 1994 è della fondazione privata del Leopold Museum. Il passaggio a Leopold non fu una vendita ma una permuta: con un verbale del 7 febbraio 1957 la galleria gli cedette questo dipinto e Due donne accovacciate, ricevendo in cambio il Campo di papaveri di Klimt, un Paesaggio olandese di Rudolf Ribarz e una statua salisburghese di santo. Fra le fonti il museo cita gli atti del processo penale del Tribunale del popolo contro Friedrich Welz e un dossier di Michael Wladika su questo dipinto, datato 30 aprile 2011.

Chi fosse Heinrich Rieger lo dice un’altra pagina dello stesso museo. Il testo dell’accordo transattivo che il museo pubblica nella scheda del Ritratto di Wally Neuzil lo descrive come un collezionista d’arte ebreo assassinato nel 1942 nel campo di concentramento di Theresienstadt, e riferisce che nel 1947 le forze statunitensi consegnarono all’Ufficio federale per la tutela dei monumenti i lavori che Welz aveva acquisito da Rieger. Una sintesi di questa catena si trova nella nota qui sotto.

Provenienza

Il dipinto appartenne al collezionista viennese Dr. Heinrich Rieger (1918–1939) e passò, sotto il regime nazista, al mercante Friedrich Welz. Dopo la guerra, nel maggio 1948, fu restituito al Dr. Robert Rieger e a Tanna Berger, e dal 1950 al 1957 fu alla Österreichische Galerie Belvedere; oggi è conservato al Leopold Museum di Vienna.

Dove si colloca quest’opera fra i lavori di Schiele?

Fra i dipinti su tela di Schiele della nostra offerta. Dello stesso anno e dello stesso museo è il quadro Gli eremiti, una tela quadrata di 181 x 181 cm. Un anno prima, nel 1911, nacque Il lirico, anch’esso su tela e anch’esso al Leopold Museum. Del 1917 sono Donna distesa, anch’essa al Leopold Museum, e il paesaggio Quattro alberi, un tempo al Belvedere e di proprietà privata dalla restituzione del 2020. Le opere di Schiele sono raccolte nella galleria Egon Schiele, e della sua vita parla il nostro articolo su Egon Schiele.

Come nasce la nostra versione dipinta a mano?

Ogni tela è dipinta da un pittore con colori a olio, pennellata dopo pennellata: non una stampa a macchina, ma una copia dipinta a mano per il vostro ordine. Qui i punti più difficili sono tre. Il primo è il rosso: il rosso più scuro della veste in alto e lo scarlatto più chiaro in basso devono restare due colori, altrimenti le figure si fondono in un’unica superficie. Il secondo è il nero, in cui l’abito della suora deve ancora distinguersi dal fondo quasi nero. Il terzo sono i due volti, piccoli rispetto all’intera tela eppure portatori di tutta l’espressione. L’originale è dipinto con colori a olio, su tela, e così la nostra copia. Quando il lavoro è finito lo fotografiamo e vi inviamo la fotografia da approvare, e solo dopo parte. Questo lavoro non è ancora stato fotografato nel nostro laboratorio; aggiungeremo le fotografie a questa pagina non appena le avremo. Come ogni quadro artistico del nostro laboratorio, può arrivare teso su un telaio di legno; lo scegliete nell’opzione Podokvir.

Quale misura per quale parete?

In breve: il formato orizzontale è solo di poco più largo che alto, e per questo sta bene sopra mobili bassi e larghi. La misura più vicina all’originale è 80 x 70 cm: è più stretta di 5 mm e della stessa identica altezza. Per una parete stretta o un corridoio vanno 45 x 38 cm, 50 x 45 cm o 60 x 55 cm; sopra un cassettone o una scrivania 70 x 60 cm o 80 x 70 cm; in soggiorno sopra il divano 110 x 95 cm o 120 x 105 cm; su una parete grande, nel vano scale o in una stanza alta 170 x 150 cm e 180 x 160 cm. Quadri di questa misura richiedono distanza: da vicino la superficie scarlatta si scompone in singole pennellate, e i due volti si compongono solo a qualche metro di distanza. Il quadro dipinto a mano sta meglio con il centro all’altezza degli occhi, circa 145–150 cm dal pavimento; sopra un divano, 15–25 cm sopra lo schienale.

Misura su richiesta, telaio e cornice

Se nessuna delle quindici misure si adatta alla vostra parete, dipingiamo il lavoro su misura vostra. Se nell’opzione Podokvir scegliete SI, la tela arriva tesa su un telaio di legno, pronta da appendere. La nostra applicazione 3D serve solo a scegliere la cornice, non a mostrare il lavoro sulla vostra parete; la visualizzazione sulla vostra parete è un servizio a parte. La cornice si sceglie separatamente e non è una parte obbligatoria dell’ordine.

Consegna e garanzia

Dipingiamo su ordinazione e consegniamo in Italia e in altri quindici Paesi dell’Unione europea, tra cui Slovenia, Croazia, Austria, Ungheria e Germania. Prima della spedizione vi inviamo una fotografia del lavoro finito da approvare, e per ogni ordine valgono le nostre condizioni di reso. I tempi di realizzazione dipendono dalla misura e dal carico di lavoro del laboratorio.

Domande frequenti

Chi sono il cardinale e la suora nel dipinto di Schiele?

Sono tipi, non ritratti: la scheda del Leopold Museum non nomina modelli. A sinistra un cardinale con zucchetto e veste rossi si china verso una suora in abito nero e soggolo bianco, e i due sono inginocchiati vicinissimi davanti a un fondo quasi nero. Gli occhi spalancati della suora guardano dritto fuori dal quadro, come se si fosse appena voltata verso chi guarda.

Perché il dipinto si chiama anche Carezza?

Carezza (Liebkosung) è il titolo effettivo dell’opera: con questo titolo fu presentata e pubblicata in vita di Schiele, senza però essere venduta. Cardinale e suora è il nome con cui è diventata ampiamente nota, e il Leopold Museum riporta entrambi, come Caress (Cardinal and Nun).

Cardinale e suora è una risposta al Bacio di Klimt?

I due lavori vengono spesso messi a confronto. Secondo il Leopold Museum la Carezza di Schiele del 1912 appare come la sorella oscura del Bacio (Gli amanti) che Gustav Klimt dipinse nel 1907/08. Laddove l’abisso di Klimt è stilizzato, Schiele offre uno sguardo sugli abissi del desiderio umano.

Che cosa significa Cardinale e suora?

Secondo il Leopold Museum parla di desiderio e di divieto. Le mani giunte in preghiera diventano tenaglie, il rosso cardinalizio sta per il desiderio ardente e i polpacci nudi per il peccato carnale, mentre la suora, come colta sul fatto, si volge verso chi guarda. Il museo vi legge il simbolismo di Schiele del tormento interiore, segnato da Eros e Thanatos.

Dove si trova oggi Cardinale e suora?

Al Leopold Museum di Vienna, con il numero d’inventario 455. Sotto il regime nazista passò dal collezionista Heinrich Rieger al mercante Friedrich Welz; nel maggio 1948 fu restituito a Robert Rieger e a Tanna Berger, dal 1950 al 1957 appartenne al Belvedere e nel 1957 giunse a Rudolf Leopold con una permuta.

È adatto come regalo?

Sì; se non siete sicuri della misura, c’è un buono regalo.

  • Soggetto: un cardinale in rosso e una suora in abito nero inginocchiati in un abbraccio, piedi nudi e polpacci su una superficie scarlatta, fondo quasi nero.
  • Originale: 1912, olio su tela, 70 x 80,5 cm, firmato e datato in basso a destra, Leopold Museum, Vienna, inv. n. 455.
  • La nostra versione: dipinta a mano a olio, 15 misure o su misura, tesa su telaio su richiesta (Podokvir: SI).
  • Da sapere: il titolo effettivo è Carezza; secondo il museo il lavoro è la sorella oscura del Bacio di Klimt.

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Ogni quadro è dipinto da un artista con il pennello su tela – mai una stampa.

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