Edvard Munch

Edvard Munch (1863-1944) è stato un pittore e incisore norvegese che non dipingeva scene, ma stati interiori: amore, angoscia, malattia e morte. Lo si conosce soprattutto per L’urlo, una delle immagini più riconoscibili del Novecento, ma la sua influenza va ben oltre quella singola tela: è considerato uno dei padri dell’espressionismo e il pittore che ha mostrato all’arte moderna come il colore e la linea possano portare da soli un’emozione.

Nacque il 12 dicembre 1863 a Løten, in Norvegia, e crebbe a Kristiania, l’odierna Oslo. La madre morì di tubercolosi quando lui aveva cinque anni, la sorella Sophie nove anni più tardi; entrambe le morti tornano nella sua opera per decenni. Studiò alla Scuola reale di disegno di Kristiania e dalla fine degli anni Ottanta dell’Ottocento lavorò alternatamente a Parigi, a Berlino e in Norvegia. Nel 1916 acquistò la tenuta di Ekely sopra Oslo, dove trascorse gli ultimi ventotto anni; morì il 23 gennaio 1944.

Edvard Munch – 10 cose da sapere

  • L’urlo non lo dipinse una volta sola, ma quattro, in quattro tecniche diverse: due versioni sono dipinte, due sono pastelli.
  • Il momento lo annotò nel diario: non gridava lui, ma udì un urlo che attraversava la natura. La figura del quadro si copre infatti le orecchie.
  • La sua mostra berlinese del 1892 fu chiusa dopo appena una settimana in seguito a una votazione dell’associazione degli artisti di Berlino, episodio che ebbe eco in tutto l’ambiente artistico tedesco.
  • Dipingeva spesso su tela non preparata o preparata solo sottilmente, così che la trama traspare attraverso il colore.
  • Alcune tele le lasciava di proposito all’aperto, sotto la pioggia, la neve e il sole. Lui stesso la chiamava la cura del cavallo.
  • Non ripeteva i motivi come copie, ma li rielaborava ogni volta: per lui una seconda versione è un’opera nuova, non la riproduzione della prima.
  • Fu anche uno dei più importanti incisori del suo tempo; xilografia, litografia e acquaforte stanno alla pari con la pittura nella sua opera.
  • Tra il 1909 e il 1916 dipinse i grandi murali per l’aula magna dell’università di Oslo.
  • Alla città di Oslo lasciò circa 1.100 dipinti, 4.500 disegni e acquerelli e 18.000 opere grafiche: il nucleo del Museo Munch.
  • L’urlo fu rubato due volte, nel 1994 e nel 2004, e in entrambi i casi ritrovato.

L’urlo: quattro versioni, non una

L’errore più comune sull’Urlo è credere che si tratti di un’opera sola. Munch portò il motivo a termine quattro volte fra il 1893 e il 1910, in due versioni dipinte e due a pastello. La più nota è la versione dipinta del 1893, eseguita a tempera e pastelli a olio su cartone, conservata dal Museo Nazionale di Oslo con il numero di inventario NG.M.00939. Dello stesso anno è una versione a gesso ovvero a pastello; del 1895 un pastello in mani private, venduto all’asta da Sotheby’s nel 2012; del 1910 una tempera conservata dal Museo Munch.

Nel 1895 Munch realizzò inoltre una litografia dello stesso motivo. È stata proprio la grafica a far circolare l’immagine in Europa più rapidamente di quanto avrebbe potuto fare una singola tela. Della storia e del significato del motivo abbiamo scritto nel nostro articolo sull’Urlo.

Come dipingeva Munch: materiali, stesura e la cura del cavallo

Di Munch si scrive quasi soltanto come del pittore dei sentimenti, e quasi mai di come queste opere siano state effettivamente fatte, benché sia esattamente questo a distinguere la sua tela da una riproduzione stampata. Munch dipingeva spesso su tela non preparata o preparata solo sottilmente. Stendeva il colore sottile e rapido, in tratti lunghi, e non lo levigava; in alcuni punti lasciava il fondo del tutto scoperto, così che la trama della tela partecipa alla scena invece di sparire sotto la stesura.

Per L’urlo del 1893 non usò affatto olio su tela, ma tempera e pastelli a olio su cartone. Il cartone è assorbente e opaco, il colore vi si comporta diversamente che sulla tela, e i pastelli lasciano una traccia secca e friabile. L’originale non è dunque liscio e verniciato, ma granuloso e in certi punti quasi disegnato: una qualità che su uno schermo non si vede e che su una tela decide tutto.

La parte più insolita della sua pratica era l’esposizione volontaria delle tele alle intemperie. Munch lasciava i dipinti all’aperto sotto la pioggia, la neve e il sole, a volte per settimane; la chiamava la cura del cavallo, dal procedimento con cui si irrobustivano i cavalli. Alcuni contemporanei vi videro trascuratezza, mentre lui sosteneva che in quel modo l’opera acquistasse la propria superficie giusta. Le conseguenze si vedono ancora oggi: alcune tele presentano zone consumate, polverose e screpolate che non sono un danno nel senso corrente, ma parte del modo in cui l’opera è nata. I restauratori le conservano, non le riparano.

L’ultimo tratto del suo metodo è la ripetizione. Munch dipinse gli stessi motivi più e più volte, talvolta a vent’anni di distanza, e ogni volta in modo diverso: altri colori, altro formato, un’altra tensione. Non considerava queste versioni delle copie, ma continuazioni dello stesso pensiero. È anche per questo che una riproduzione dipinta a mano significa con lui qualcosa di diverso che con un pittore che un motivo lo ha eseguito una volta sola: Munch stesso ha rifatto la stessa scena più volte, ogni volta da capo.

Il Fregio della vita

Munch non intendeva le sue opere principali come quadri separati, ma come parti di un unico ciclo, che chiamava il Fregio della vita. Il ciclo parla di amore, angoscia e morte; le opere si rispondono, i motivi passano da una tela all’altra, la stessa linea di riva e la stessa fascia di cielo serale ritornano in più lavori. Ne fanno parte Madonna, Cenere, La danza della vita e L’urlo. Appesi insieme si leggono diversamente che presi singolarmente, ed era questa l’intenzione di Munch. Il ciclo non lo chiuse mai definitivamente: aggiungeva opere, le toglieva e le riordinava, sicché il Fregio della vita non è un elenco fisso ma il modo in cui Munch pensava insieme i propri quadri.

Le opere più note di Munch

Oltre all’Urlo, fra le sue opere più note ci sono Madonna, L’ansia, Cenere e i paesaggi tardi come Notte d’inverno. Fra i vertici tardi vanno contati anche gli autoritratti, per esempio Autoritratto alla finestra, in cui si dipinse senza addolcire nulla. Tutti questi motivi si trovano fra le nostre riproduzioni dipinte a mano delle opere di Munch.

Stile: espressionismo prima dell’espressionismo

Munch dipingeva stati interiori invece di scene: linee ondulate, un cielo incandescente e figure prese fra il paesaggio e il sentimento. Una generazione prima degli espressionisti tedeschi mostrò che il colore e la linea possono portare paura, amore e dolore. L’urlo è anche nel nostro elenco dei quadri più famosi.

Domande frequenti su Edvard Munch

Quante versioni dell’Urlo esistono e dove si trovano?

Quattro. La versione dipinta del 1893, eseguita a tempera e pastelli a olio su cartone, è al Museo Nazionale di Oslo (NG.M.00939). La versione a gesso ovvero a pastello del 1893 e la tempera del 1910 sono al Museo Munch di Oslo. Il pastello del 1895 è in mani private; è stato venduto all’asta da Sotheby’s nel 2012. Oltre a queste quattro, nel 1895 Munch realizzò una litografia dello stesso motivo.

Con che cosa dipingeva Munch?

Soprattutto a olio su tela, spesso su tela non preparata o preparata solo sottilmente e con una stesura sottile e rapida attraverso la quale traspare la trama. Ma usò anche tempera, pastelli a olio e cartone: L’urlo del 1893 è eseguito a tempera e pastelli a olio su cartone, non a olio su tela. Fu inoltre un incisore esperto e lavorò a xilografia, litografia e acquaforte.

La figura dell’Urlo sta gridando?

No. Secondo l’annotazione di diario di Munch stesso, il pittore si fermò durante una passeggiata e sentì un urlo infinito attraversare la natura; la figura del quadro si copre dunque le orecchie contro un urlo che viene da fuori. Il titolo si riferisce all’urlo della natura, non a un grido di quella figura: un particolare che la maggior parte delle riproduzioni e delle parodie rovescia.

Che cos’è il Fregio della vita?

Il Fregio della vita è un ciclo di quadri su amore, angoscia e morte che Munch costruì a partire dai primi anni Novanta dell’Ottocento e che espose più volte come insieme. Ne fanno parte L’urlo, Madonna, Cenere e La danza della vita. All’interno del ciclo le opere si rispondono, ed è per questo che Munch le voleva appese insieme e non come lavori separati.

Perché dipinse più volte gli stessi motivi?

Perché non li considerava conclusi. Munch tornava allo stesso motivo anche vent’anni dopo e lo eseguiva ogni volta in modo diverso: in un altro formato, con un’altra gamma di colori, con un’altra stesura. Le versioni successive non sono dunque copie della prima, ma opere autonome che continuano lo stesso pensiero. Lo stesso vale per L’urlo, che esiste in quattro versioni.

Dove si trovano oggi gli originali di Munch?

La maggior parte a Oslo. Il Museo Munch conserva di gran lunga la raccolta più ampia: il pittore lasciò alla città di Oslo circa 1.100 dipinti, 4.500 disegni e acquerelli e 18.000 opere grafiche. Il Museo Nazionale di Oslo conserva la versione dipinta più nota dell’Urlo e la Madonna. Singole opere si trovano anche fuori dalla Norvegia, per esempio al Museum of Modern Art di New York e al Museo Sprengel di Hannover.

Le nostre riproduzioni delle opere di Munch le dipingiamo interamente a mano, a olio su tela: non sono una stampa. Ogni tela nasce su ordinazione e nella misura che scegliete voi. I motivi si trovano fra i quadri di Edvard Munch.